“No bees, no future” – Cosa si può fare, cosa si sta già facendo

20 maggio 2020 – Oggi si celebra la terza Giornata mondiale delle api

Le api sono indispensabili per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi, tutelare la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare di tutte le specie, inclusa la nostra. Da tempo tuttavia si assiste ad una rapida diminuzione nella popolazione mondiale di questi impollinatori tanto importanti per la nostra alimentazione in conseguenza dei cambiamenti climatici, della riduzione di biodiversità nelle aree agricole e dell’uso massiccio di pesticidi nell’agricoltura industriale. Tutti questi fattori possono provocare la morte diretta delle api o rendere le api più vulnerabili all’attacco di parassiti e malattie.
Le conseguenze di questo fenomeno sono già ben note: se le api dovessero sparire avremmo una netta diminuzione della produzione di miele, ma soprattutto ci troveremmo a dover affrontare le ripercussioni sulle altre specie vegetali e animali e, non ultimo, vedremmo ridursi drasticamente una riduzione drastica di cibo sulle nostre tavole (delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione globale di cibo, 71 sono collegate al lavoro di impollinazione delle api), grazie anche ad un aumento generale dei prezzi di alcuni generi alimentari, che metterebbe a rischio le fasce di popolazione più deboli e le aziende agricole più piccole, mentre la diminuzione di biodiversità porterebbe a un ulteriore peggioramento della crisi climatica.

Perciò il Ministro Costa vuole costruire una casa per le api su tutti gli edifici della Pubblica Amministrazione. L’ha annunciato questa mattina, presso la sede dei Carabinieri del CUFAA (Comando Unità Forestale Ambientale Agrolimentare) a Roma dove si è recato per visitare le arnie situate sui tetti dell’edificio, nell’ambito del progetto “Apincittà” che i Carabinieri forestali portano avanti insieme alla Federazione Italiana Api.
“La mia proposta – ha spiegato il Ministro – è di far posizionare sui tetti degli edifici della pubblica amministrazione delle arnie con questi preziosi insetti impollinatori, che sono anche straordinarie sentinelle dell’ambiente“. Analizzando la qualità del miele prodotto dalle api, infatti, è possibile rilevare numerosi indicatori di qualità ambientale. Il Ministro con questa iniziativa intende ricordare quanto questi insetti siano fondamentali per la nostra vita e per l’ecosistema, perché l’impollinazione è un servizio ecosistemico importante che va assolutamente preservato, in linea con le iniziative UE a favore degli impollinatori.
Abbiamo un buon punto di partenza per salvare le api, perché la diffusione del coronavirus e il conseguente lockdown avvenuto in gran parte del mondo, ha rappresentato uno spiraglio di luce: gran parte delle attività umane sono state bloccate e la natura ha ricominciato a fiorire. Secondo Plantlife, la più grande organizzazione europea per la conservazione delle piante selvatiche con il blocco della falciatura e la diminuzione dello smog dovuta all’assenza di macchine e trattori, ben 700 specie di fiori selvatici hanno ricolorato le strade, fornendo una maggiore quantità di polline e contribuendo a mantenere in equilibrio gli ecosistemi agrari e naturali.
Gli apicoltori italiani intanto stanno dando un grande aiuto per preservare l’esistenza delle api e, con esse, la conservazione di ecosistemi rurali e urbani: “gli apicoltori censiti in Italia sono circa 60.000, detengono un patrimonio di alveari in continua crescita che, nonostante le numerose avversità, nel 2019 ha raggiunto 1.800.000 alveari, capaci di generare 2 miliardi di Euro di valore della produzione delle colture di interesse agro-alimentare e dei servizi eco-sistemici”, si legge in un comunicato stampa della Federazione Apicoltori Italiani.
E cosa può fare ognuno di noi? Per esempio, smettere di recidere i fiori selvatici, che sono sbocciati naturalmente nella nostra penisola durante il lockdown e piantarne altri nei giardini e terrazzi; sensibilizzare l’amministrazione locale affinché eviti di stravolgere il paesaggio urbano con prati artificiali e aiuole di cemento, insomma tornare a uno stato più ‘selvaggio’, accettando il meraviglioso ‘disordine’ della natura.

Una firma per le api
Infine c’è l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) che ha rilanciato la campagna “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano“. Si tratta di un’iniziativa popolare sostenuta da FederBio, Legambiente, Lipu, WWF, Medici per l’ambiente e numerose altre associazioni, grazie alla quale i cittadini possono rivolgersi direttamente all’Unione Europea per chiedere l’adozione di politiche agricole rispettose dell’ambiente e della salute delle api e in grado di garantire un futuro alle prossime generazioni. La proposta che verrà portata all’attenzione della Commissione Europea include l’eliminazione dei pesticidi entro il 2035, il ripristino di ecosistemi naturali in zone agricole e l’introduzione di misure a sostegno degli agricoltori durante la transizione.
L’obiettivo è quello di rivedere completamente l’attuale modello agricolo intensivo, che fino a oggi ha puntato sull’uso di pesticidi per incrementare le rese.
Un modo diverso per coltivare è infatti possibile e le rese potrebbero aumentare ad esempio grazie a prati fioriti e siepi tra i campi coltivati che arricchirebbero il paesaggio, aiuterebbero api e altri impollinatori e favorirebbero l’equilibrio naturale, senza dover ricorrere sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e per la nostra salute.
Perché la proposta possa arrivare in Europa, occorre raggiungere un milione di adesioni in almeno sette Paesi europei: tutti noi possiamo contribuire attraverso una semplice firma.

M. A. Melissari

Vivere Sostenibile Lazio – 20/05/2020

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