Il ruolo dei fiumi vitale per la lotta al cambiamento climatico

Fiume Serchio

di Marina Melissari

Mentre città e intere comunità di tutto il mondo vengono colpite da siccità estreme, inondazioni ed emergenze idriche crescenti, il WWF e l’Anheuser-Busch InBev (AB InBev) hanno pubblicato un lavoro che evidenzia il ruolo centrale di fiumi in buona salute per l’adattamento al cambiamento climatico e per costruire società, economie ed ecosistemi più resilienti agli impatti del caos climatico. Le politiche di adattamento sono assolutamente urgenti e indispensabili tanto quanto quelle di mitigazione (vale a dire tese all’azzeramento delle emissioni di CO2 e altri gas serra) per far fronte al cambiamento già in atto.

Il cambiamento climatico esacerberà le attuali crisi idriche del pianeta. Alterando il corso naturale dei fiumi, il cambiamento climatico comprometterà l’accesso alle risorse idriche, la produzione alimentare, la biodiversità con particolar riferimento alla pesca d’acqua dolce, la produzione di energia e molte operazioni commerciali, contribuendo a favorire le migrazioni di massa. Inoltre aumenterà la pressione sulle popolazioni di pesci di acqua dolce, che si sono ridotte in media dell’83% dal 1970 ad oggi. Oltre a temperature e stagioni impazzite, questi cambiamenti avranno un impatto enorme sulla sicurezza alimentare, poiché i fiumi irrigano al momento 190 milioni di ettari – circa un quarto della produzione alimentare mondiale.

Ecosistemi di acqua dolce sani sono cruciali anche per la sopravvivenza delle specie ittiche di acqua dolce, che forniscono le proteine vitali per centinaia di milioni di persone a rischio.
Le siccità, le inondazioni e la trasformazione dei corsi d’acqua a seguito del cambiamento climatico colpiranno, inoltre, la produzione di elettricità, perché servono approvvigionamenti idrici sicuri per il raffreddamento delle centrali e per alimentare gli impianti idroelettrici esistenti.

Senza contare l’allarme antibiotici lanciato dall’Università di York in primavera: due terzi dei fiumi di tutto il mondo hanno un livello di antibiotici nell’acqua ben superiore di limiti ammessi, che in alcuni casi arriva a superare il livello di sicurezza di oltre 300 volte. Nello studio sono stati testati i fiumi di 72 nazioni, analizzando la presenza dei 14 antibiotici più comuni. Questi farmaci sono stati trovati nel 65% dei siti monitorati, compresi Mekong e Tamigi (che ha una concentrazione di 233 nanogrammi per litro). Tra gli antibiotici nelle acque dolci al primo posto si trova il trimetroprim, usato per le infezioni urinarie. In Italia tra le cause principali ci sono gli allevamenti intensivi: i dati dimostrano che la contaminazione dei fiumi può essere uno dei veicoli nello sviluppo della resistenza agli antibiotici, che causa ogni anno 700 mila vittime per infezioni resistenti ai farmaci ed è un problema sempre più serio.
Serviranno dunque politiche innovative, tra cui un cambiamento a livello globale in favore di soluzioni naturali, le quali devono essere alla base dei piani per infrastrutture più resilienti agli impatti climatici e per ridurre l’inquinamento e il rischio idrico e idrogeologico.

Il WWF consiglia ai leader politici anche di investire nell’informazione e formazione per incoraggiare l’adattamento climatico e attuare politiche che garantiscano portate fluviali adeguate agli usi umani e ai bisogni degli ecosistemi naturali. Stuart Orr, Responsabile WWF Programma Freshwater: “Il clima è acqua: gli ecosistemi sani d’acqua dolce contribuiranno a rendere le comunità, le economie e gli ambienti più resilienti al clima“.

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