L’adattamento climatico delle Green City

La dichiarazione: un percorso in 10 tappe per le città italiane

26 città italiane grandi (Roma, Milano, Torino, Genova, Venezia, Firenze Palermo, Napoli) e più piccole (Assisi, Belluno, Bergamo, Casalecchio di Reno, Chieti, Cisterna di Latina, Cosenza, Imola, Livorno, Mantova, Monterotondo, Padova, Parma, Pordenone, Siracusa, Sorradile, Tivoli) hanno sottoscritto la dichiarazione per l’ adattamento al cambiamento climatico, un decalogo che offre alle città la “cassetta degli attrezzi” per fare fronte al clima che cambia. Questa alleanza climatica è stata presentata il 16 luglio nel corso della seconda Conferenza Nazionale delle Green city, organizzata dal Green city network. L’Italia è più esposta di altri Paesi agli impatti del cambiamento climatico ed è al 2° posto in Europa per le perdite economiche che si sono generate con oltre 63 miliardi di euro (Commissione UE, 2018). Il riscaldamento futuro nella regione del Mediterraneo è atteso superare i tassi globali del 25%, con il riscaldamento estivo superiore del 40% della media mondiale. Recentemente il Programma europeo Copernicus ha pubblicato i dati delle temperature del mese di giugno 2019 e le statistiche lo confermano: si è trattato del giugno più caldo in Europa da quando esistono le misurazioni con temperature di circa 2°C superiori al normale. Nel complesso, le perdite economiche registrate in Europa nel periodo 1980-2016 provocate da fenomeni meteorologici e altri eventi estremi legati al clima hanno superato i 436 miliardi di euro. A fronte di tali impatti, a livello europeo, solo il 26% delle città ha realizzato un piano di adattamento climatico, il 17% un piano congiunto per la mitigazione e l’adattamento, mentre il 33% non ha nessun piano locale per il clima.

I 10 punti della Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City

1. Definire ed aggiornare piani e misure per l’adattamento climatico delle città.

2. Integrare le politiche e le misure di adattamento con quelle di mitigazione del cambiamento climatico.

3. Aggiornare la valutazione dei rischi e le misure sia di emergenza, sia di medio e lungo termine.

4. Valorizzare le ricadute positive delle misure di adattamento e contabilizzare i costi dell’assenza delle misure.

5. Sviluppare le capacità adattive – L’adattamento della città è un processo di cambiamento che richiede flessibilità, aggiornamenti periodici, capacità di incorporare la resilienza al cambiamento climatico nei piani, nelle politiche e nelle misure, negli investimenti per lo sviluppo urbano, nella gestione e uso del suolo, delle risorse idriche, degli edifici e delle infrastrutture. Tale cambiamento, va impostato e gestito come un vero e proprio processo di apprendimento continuo. In tale processo è essenziale che le amministrazioni locali si avvalgano della ricerca, della conoscenza, delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili per far crescere le capacità di risposta adattiva locale.

6. Puntare di più sulle soluzioni basate sulla natura – Le alberature stradali, i giardini pubblici e privati, i parchi, i tetti e le pareti verdi, gli orti e le aree agricole periurbane, le  casse di espansione naturali e integrate nel tessuto urbano, oltre a fornire diversi servizi eco-sistemici, contribuiscono in maniera rilevante all’adattamento climatico, a ridurre le ondate di calore, a migliorare il deflusso superficiale e l’assorbimento delle acque.

7. Ridurre la vulnerabilità e i rischi delle precipitazioni molto intense – Fermare l’impermeabilizzazione e il consumo di nuovo suolo e aumentare gli interventi di de-impermeabilizzazione delle pavimentazioni. Le reti e le infrastrutture verdi hanno grande importanza sia come moderatore microclimatico, sia per assorbire e trattenere maggiori quantità di acque piovane. Piazze o aree verdi abbassate rispetto al livello stradale, ad esempio, possono contribuire all’accumulo di acque piovane nel caso di eventi estremi. Il deflusso di acque piovane particolarmente intense può essere convogliato verso zone umide appositamente predisposte nelle aree periurbane. Vanno meglio monitorate le reti esistenti di drenaggio urbano e occorre cercare di assicurare la separazione fra le reti fognarie e la rete idrografica.

8. Affrontare le ondate e le isole di calore, utilizzando strumenti avanzati di analisi e di valutazione delle capacità adattive alle sempre più frequenti ondate e isole di calore nelle città. Sulla base di tali analisi e valutazioni vanno realizzate soluzioni progettuali, tecniche e gestionali nella rigenerazione urbana, nella riqualificazione degli edifici e degli spazi di pertinenza. Promuovere anche misure per il controllo bioclimatico degli edifici, per l’ombreggiamento e il controllo della radiazione solare, per aumentare la ventilazione naturale e il raffrescamento, per migliorare l’isolamento termico anche con materiali innovativi.

9. Promuovere maggiori investimenti con la creazione di partenariati pubblico-privati e un maggiore utilizzo di strumenti finanziari e assicurativi.

10. Rafforzare la governance – Per definire e attuare una strategia di adattamento climatico nella città occorre aumentare l’impegno delle amministrazioni locali, stabilire una precisa responsabilità e un coordinamento tra le diverse competenze e gli uffici coinvolti. Coordinare i diversi livelli di governo: locale, regionale e nazionale. Le misure di prevenzione e di monitoraggio dei rischi richiedono un’attiva partecipazione dei cittadini, un’efficace informazione, nonché un costante dialogo con i diversi gruppi di stakeholder.

di RELOADER Associazione Onlus

Vivere Sostenibile Lazio n. 6 Luglio – Agosto 2019

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