Vivere in casa come all’aria aperta

La funzione sociale primaria dell’abitazione è quella del rifugio o, per dirla in termini più selvatici, della tana. L’uomo si ritrae dall’esterno, dai pericoli e dalla forza degli agenti naturali, dalle insidie dei propri simili ed entra nel proprio spazio limitato, inaccessibile, che lo fa sentire protetto. Un ritorno simbolico al ventre materno che, archetipicamente, ci accomuna tutti e che, in ultima istanza, risiede nella ricerca del proprio bene. Questo però non può significare l’esclusione assoluta della terra e di tutte le leggi naturali che la governano, poiché l’uomo è legato a essa da un cordone ombelicale indissolubile.

Il destino dell’uomo e quello della terra sono connessi in un’unica storia e tale simbiosi testimonia un elemento principe: l’uomo è un’estensione della natura, e non può disconoscere questo legame usando limiti artificiali quali cemento, mattoni, plastica. Ancor meno con azioni dissennate quali deforestazioni e sfruttamento incontrollato del territorio. In definitiva, non possiamo ammettere che l’uomo costruisca per sé abitazioni ecologicamente non sostenibili senza che tali criteri non vadano a compromettere il suo stesso benessere. Anche perché, contro il soffio impetuoso dei cambiamenti climatici di proporzioni sempre più importanti, non c’è casa di mattoni che regga.

Massimiliano Mandarini, architetto, interior designer e sustainability advisor, si occupa proprio di questo: la ricerca e la progettazione integrata tra architettura e sostenibilità. Vincitore del World Green Design Awards nel 2015, Mandarini porta avanti un’idea promotrice della cultura della sostenibilità, della qualità della vita e del vivere sano, per un contributo sensibile ai temi dei mutamenti climatici. Tra i vari progetti portati avanti c’è Nature Design Suite: nasce da un’idea etica di responsabilizzazione ambientale affinché anche il mercato operi con il fine ultimo dell’equilibrio armonico tra uomo e natura, nel pieno rispetto delle possibilità reali del Pianeta. È un nuovo concetto di architettura per cui il design delle abitazioni sfrutta materiali pienamente eco-sostenibili, come l’alluminio e i legnami recuperati dalle foreste danneggiate dagli eventi climatici estremi recenti. La componente del riciclo, come sempre, rimane la forza motrice indispensabile per l’attuazione del progetto. Andando più nel particolare, colpiscono idee futuristiche ancora più seducenti, come l’inserimento di un orto hi-tech, privo d’acqua, con la creazione così di una delle prime smart vegetable library con tecnologia Epta Group. In questo senso, gli interni di un appartamento divengono uno specchio reale e metafisico dell’ambiente naturale circostante esterno, mantenendo integra quella simbiosi tra natura e uomo di vitale importanza per entrambi le parti. In più, mai come in questa prospettiva, etica ed estetica si trovano a combaciare perfettamente.

In un’intervista, Massimo Mandarini ha dichiarato di aver notato un grosso cambiamento nel mondo, circa queste tematiche, a partire dalla natura delle richieste dei clienti. Cina, Giappone, Emirati Arabi, Brasile e alcuni tra i Paesi Africani custodiscono in sé una visione spiccata ecosostenibile del territorio e lavorano quindi attraverso questa cultura e questa visuale. In Italia, al contrario, ciò viene ancora percepito come un futile intellettualismo e non come nella realtà dei fatti è: un’opportunità di risparmio e di vantaggio economico. Bisogna però dire che sempre più aziende si stanno avviando verso questa direzione e che sempre più persone sviluppano il proprio interesse ecologico.

di Redazione

Vivere Sostenibile Lazio n. 6 – Luglio – Agosto 2019

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