Segno o segnale?

Tutte le cose di questo mondo lasciano una traccia. Ci dicono da dove vengono, il percorso che compiono, e quindi quale è il loro destino. Sta a noi, esseri umani, leggere queste tracce. Quando ci riusciamo, il nostro stile di vita è decisamente in sintonia con il mondo e la natura, mentre quando non siamo nelle condizioni di leggerle, oppure e ancora più spesso, non vogliamo leggerle, questa sintonia viene a mancare. Anche noi, come tutti gli altri animali del creato, siamo educati nel leggere queste tracce, dai nostri genitori, dalla società all’interno della quale siamo inseriti, e questo avviene attraverso un training che dura molti anni. Per altre specie, invece, questo training ha tempi diversi.

Ogni traccia è un segno, nel senso che è come un solco che testimonia il passaggio di qualcosa o qualcuno, oppure persino una serie di eventi. Il termine insegnare significa, infatti, in-segnare, ossia produrre un segno nella mente di ognuno di noi, affinché grazie alle nuove informazioni non solo si sappia leggere il mondo, ma si possa essere nelle condizioni di restare in sintonia con lui. Ogni persona che sa insegnare lascia un segno nella mente del proprio discepolo. E quest’ultimo sarà nelle condizioni di dimostrare l’insegnamento ricevuto quando potrà comprendere le tracce che il mondo lascia di se stesso e quindi, sua volta, tramandare la presenza di queste tracce.

Sembra facile, persino semplice, ma in realtà non lo è. In effetti, l’unico modo affinché un segno sia interpretato come una traccia è necessario comprendere che il solco lasciato ha la capacità di trasformarsi in un segnale, ossia in un segno dotato di significato. Solo se avviene questa trasformazione, da segno in segnale, l’essere umano è nelle condizioni di progredire nella giusta direzione, ossia quella che viene sostanzialmente indicata dal mondo naturale, all’interno del quale l’essere umano stesso è espressione. Ebbene, mi sembra che in questo periodo storico l’intera umanità non sia nelle condizioni di percepirsi come elemento naturale, ma continui esasperatamente a proporre insegnamenti che si contrappongono all’esistenza persino di se stessa, proprio perché in antitesi con i desideri della natura. Non mi riferisco solo al problema della plastica, anche se questo tema è particolarmente sentito in questi giorni. Mi riferisco, però, a tutta una serie di atteggiamenti e comportamenti che ci stanno sempre di più allontanando dal nostro necessario, inevitabile e fondamentale rapporto con la natura.

Alluvioni, terremoti, cambiamenti climatici, inquinamento in ogni parte del mondo, ultimamente persino plastica nella fossa delle Marianne, etc. Non sono forse questi tutti segni che non vogliamo interpretare come segnali? Un segnale indica la strada, attraverso l’utilizzo di un segno, e la strada che indica la natura è solo una: il rispetto per tutto il Creato. Noi, tutti, nessuno escluso, siamo i custodi di questo mondo che ci è dato in prestito, per un periodo limitato. E fino a quando non riusciremo a capirlo, nella profondità della nostra coscienza, ho l’impressione che non avremo fatto veramente tanta strada, nonostante ci si creda evoluti. A. B.

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