La sostenibilità declinata al femminile e al maschile

di Alessandro Bertirotti



Oggi si parla un po’ ovunque di sostenibilità, come se bastasse parlarne per risolvere l’unico, vero e grande problema della nostra umanità: il ritardo con cui stiamo comprendendo che il mondo sta giungendo al capolinea, con la nostra complicità. Oserei, persino, dire: con la nostra capacità. Sì, perché siamo talmente bravi nel nostro egoismo, nel nostro costante e continuo egocentrismo di specie, che più o meno coscientemente stiamo organizzando, con il trascorrere del tempo, la nostra fine, assieme a quella del pianeta.

Giulia Bartezzaghi, coordinatrice dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, in una intervista rilasciata ad Airone n. 451, del novembre 2018, ci ricorda che “in Italia si buttano via circa 5,1 milioni di tonnellate di cibo l’anno, mentre 4 milioni e mezzo di persone vivono in condizioni di povertà: una contraddizione forte a cui il settore agroalimentare sta cercando di rispondere proponendo nuovi modelli di business sostenibili”. E questo è un dato significativo, perché ci dice, appunto, che continuiamo ad essere in ritardo.

Allora, mi chiedo quali possono essere i modi per comprendere il valore del tempo, nel suo inevitabile trascorrere. Ebbene, penso che, dal mio punto di vista, antropologico-mentale, si debba ricorrere agli insegnamenti di madre natura, che nella infinita saggezza, tanto benigna quanto maligna, ci indica le strade. Due strade, a dire il vero: una femminile e l’altra maschile.

Sì, esistono due modi generali ed universali, perché biologicamente determinati, per comprendere che il mondo femminile umano e quello maschile affrontano i temi della sostenibilità diversamente. Riferendoci alla percezione del tempo, per esempio, la femmina umana lo rende sostenibile con una sana gestione dell’attesa, perché nasce con la predisposizione genetica a sapere attendere le fasi della natura, grazie all’ovulazione, la gestazione e l’educazione che impartisce, anche con l’allattamento, alla prole. Il maschio, invece, per necessità legato alla vita in branco, nel mondo della caccia ai viveri, cerca di vincere persino contro il tempo, anticipando con le sua azioni ciò che non può venire prima del tempo. Anche la femmina anticipa, certo. Ma lo fa in modo più strategico, perché utilizza la parola, e meno le azioni, per comunicare l’importanza di trovarsi preparati quando si dovranno affrontare le varie fasi dell’età, nel nostro crescere. Ecco perché la femmina umana parla, parla e parla ai suoi figli. Perché conosce quale ruolo svolge, nella gestione dell’attesa di tempi, la comunicazione. Un noto detto popolare ricorda che “ad ogni frutto, la sua stagione”. Eppure, in questo mondo occidentale, dove il guadagno veloce, sicuro e facile è diventato un imperativo economico sempre più pressante, specialmente nella globalizzazione, stiamo tutti ragionando ed agendo come se dovessimo combattere il tempo, invece di esserne complici devoti.

Un esempio di maschile che sa accogliere la sostenibilità del tempo al femminile? La mela Pink Lady®. È quella che sta più a lungo sull’albero rispetto a tutte le altre tipologie: 7 mesi. È la prima a fiorire (fine marzo-inizio aprile) e il frutto è l’ultimo a essere raccolto (fine ottobre-inizio novembre). Per garantire la biodiversità, questi agricoltori-artigiani conservano zone di inerbimento nei propri frutteti, mantenendo le siepi che li circondano, e sistemando nidi di cinciarelle per favorire la fauna cosiddetta ausiliaria. In questo modo, limitano gli attacchi di insetti nocivi. Ma tutto questo è ancora niente. Per combattere il principale parassita, nemico giurato di questo melo, la Carpocapsa, i produttori Pink Lady® utilizzano una speciale tecnica, ossia la confusione sessuale. Nei meleti vengono installati piccoli braccialetti arancioni, rivestiti di un feromone che imita l’odore della femmina di falena. Sono collocati sulla parte superiore dell’albero e così disorientano la farfalla maschio, impedendogli di trovare le femmine da fecondare. E così si salva la mela. Ma non solo, perché i produttori Pink Lady® si sono dotati di un software che analizza il fabbisogno d’acqua del terreno, per irrigare con precisione, senza eccessi, i loro alberi.

In sintesi, penso che sostenibile oggi, in chiave antropologico-mentale, significhi imparare che siamo diversamente uguali, perché la Natura sa sempre quello che fa, e non è importante essere d’accordo con lei, perché la sua saggezza supera la nostra comprensione.

http://www.bertirotti.info – FB: @Bertirotti

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