I Biostimolanti in Agricoltura: un aiuto naturale

di Riccardo Milozzi, Presidente CIA Roma

Parliamo di materiali diversi dai fertilizzanti e dagli agrofarmaci che si sono dimostrati efficaci nella produzione agricola, migliorando il vigore delle coltivazioni e la qualità dei raccolti: applicati alla pianta, semi o substrato di crescita in formulazioni specifiche, hanno la capacità di modificare naturalmente i processi fisiologici delle piante migliorandone la crescita, lo sviluppo e la risposta agli stress. L’attività di questa classe di prodotti si esplica sostanzialmente con tre modalità: potenziamento della resistenza agli stress abiotici (condizioni ambientali avverse), stimolazione dell’assorbimento e dell’utilizzo delle sostanze nutritive, miglioramento della qualità del raccolto. Tra le prime e più conosciute sostanze biostimolanti ci sono gli estratti di alghe. Queste sono state utilizzate per centinaia di anni in agricoltura per migliorare la fertilità del suolo. Da poco più di cinquanta anni è iniziata la produzione di estratti liquidi da alghe verdi, rosse o brune per esaltarne le proprietà. Oggi sono numerosi i prodotti biostimolanti a base di estratti di alghe disponibili sul mercato. Il tipo di alga utilizzato, il periodo di raccolta e il processo di estrazione influenzano notevolmente le caratteristiche chimiche dell’estratto e quindi le sue proprietà biostimolanti. Da un punto di vista applicativo, gli effetti positivi degli estratti di alghe sono più marcati in colture coltivate in suoli poco fertili e con applicazioni ripetute durante il ciclo colturale. Applicazioni fogliari sono in genere preferite per i ridotti dosaggi richiesti e la rapidità di azione.

Dopo le alghe, tra le principali sostanze biostimolanti ci sono le “sostanze umiche”, che si possono definire come delle grandi molecole organiche complesse derivate dalla decomposizione della sostanza organica e dall’attività metabolica dei microrganismi e provengono soprattutto da giacimenti di humus fossile, torba o compost. Le sostanze umiche esercitano un effetto diretto sulla pianta stimolando il maggior sviluppo delle radici. L’azione indiretta delle sostanze umiche si esplica nel suolo attraverso un miglioramento della fertilità. Gli effetti positivi sul metabolismo cellulare determinano una maggior tolleranza delle piante agli stress abiotici (es. salinità) e biotici (es. attacchi di malattie fungine come la peronospora).

Un’altra categoria di sostanze biostimolanti, molto importanti, sono gli idrolizzati proteici, sostanze contenenti una miscela di aminoacidi e peptidi solubili, generalmente ottenuti per idrolisi chimica o enzimatica, o mista da proteine di origine animale o vegetale. Le fonti proteiche sono rappresentate da residui della lavorazione del cuoio (es. collagene), dell’industria ittica o da biomasse vegetali di leguminose. Gli idrolizzati proteici presentano proprietà biostimolanti, migliorando l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti (es. azoto nitrico e ferro), la tolleranza a stress ambientali (salinità, siccità, temperature estreme) e la qualità del prodotto. È stato anche evidenziato che gli idrolizzati proteici possono stimolare le risposte di difesa della pianta agli stress.

Certamente questi prodotti costituiscono un aiuto per gli agricoltori che vogliano ottenere migliori risultati dalle loro coltivazioni nel rispetto delle piante e del terreno. Da una recente indagine su un campione di 4.000 aziende agricole italiane, infatti, si vede che la lista delle colture su cui trovano impiego i biostimolanti è lunga, con una gamma di impieghi molto diversificata. Le colture orticole fanno la parte del leone, aggiudicandosi il 45% dell’applicazione, seguite dalla vite, con il 34%, dalle colture frutticole (21%), dai seminativi primaverili (17%) e dalle colture industriali (13%). Nella maggioranza dei casi (il 76%) i biostimolanti sono utilizzati dagli agricoltori italiani come stimolatori di resistenza agli stress ambientali e nel 69% per migliorare la qualità del raccolto. Nel 52% delle aziende, invece, vengono usati per la capacità di stimolare l’assorbimento e l’utilizzo delle sostanze nutritive e rendere così (indirettamente) la coltura più resistente a insetti e malattie.

Gli estratti d’alga sono i prodotti più utilizzati (nel 76% delle aziende), seguiti dagli idrolizzati proteici (61%) e dagli acidi umici-fulvici (52%). Decisamente meno rappresentati i prodotti a base di batteri, utilizzati solo nel 20% dei casi. Si capisce dunque perché a livello mondiale si valuta che i biostimolanti sviluppino un mercato di 2 miliardi di dollari, con un’impetuosa tendenza al rialzo.

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