Sostenere chi?

Leggiamo spesso, ed io stesso lo scrivo, che stiamo attraversando un periodo storico complesso, per non dire apertamente contraddittorio. Affermare che è complesso, in effetti, è come cercare di rendere appetibile qualcosa che sappiamo essere, in realtà, relativamente indigesto. Alcune volte, persino, sappiamo benissimo che precise azioni umane sono velenose, per noi stessi e per gli altri. Non abbiamo il coraggio di dirlo, di ammetterlo.
In realtà, dal mio punto di vista, antropologico-mentale, se volessimo definire questo periodo storico mondiale penso che si potrebbe affermare che è il periodo degli autoinganni. Ci stiamo raccontando tutto quello che fa piacere sentire, non sapendo che il nostro cervello, e dunque anche la nostra mente, sono programmati evolutivamente per distinguere il piacere dal dispiacere e non l’innocuo dal nocivo. Se fosse così, basterebbe dire ad una persona che è nocivo l’alcool per indurlo a smettere di bere. Invece, accade che il bere è talmente piacevole per il nostro cervello, in nome dell’alterazione dello stato di coscienza che procura, che le persone continuano a bere spesso smodatamente, pur sapendo che fa male.

Ecco, questo atteggiamento è un tipico autoinganno della mente, grazie al quale non ci si assume la responsabilità delle conseguenze di fronte alle nostre scelte di azione. Il fatto è che, secondo me, si tratta di un atteggiamento che stiamo generalizzando verso tutte le cose della realtà, almeno quelle che crediamo essere talmente piacevoli da pensare, auto-ingannandoci, che siano anche utili, specialmente a noi, senza troppa preoccupazione per gli altri.
Il tipo di educazione ecologica, nel suo più ampio senso di ragionamento attorno all’ambiente di cui noi stessi siamo parte costituente, dovrebbe dunque mirare a renderci consapevoli che ogni nostra scelta produce conseguenze, anche molto lontane dal diventare visibili a noi stessi. Se una madre dovesse educare il proprio figlio attendendosi di osservare nell’immediato e personalmente i risultati della propria educazione, non inizierebbe mai a dare istruzioni. Non si impara a leggere in due giorni, come non si impara a rispettare noi stessi, dunque l’ambiente nel quale viviamo, in poche settimane. Ci vogliono giorni e giorni, mesi ed anni, per imparare che scegliere di compiere azioni utili a noi e ai nostri figli significa eseguirle in nome, non del piacere, ma della consapevo-lezza che abbiamo circa i comportamenti nocivi. E, in fondo, anche grazie alle continue comunica-zioni mediatiche e ricerche scientifiche, sappiamo esattamente come dovremmo comportarci con i cibi, lo stile di vita, il rapporto con la natura e gli animali.

Purtroppo, anche se crediamo di essere evoluti, non lo siamo se non in piccole frazioni di compor-tamenti. Rimaniamo egoisti, al punto di credere che il nostro vero cervello sia il secondo, quello che chiamiamo “pancia”, dicendoci che quando il nostro intestino sta bene, starà bene anche il nostro primo cervello.
No, non è così. E, se non cambiamo rotta, recuperando in tutti noi quella sufficiente dose di verità, continueremo a peggiorare, nemmeno troppo lentamente, le condizioni di vita. Per tutti, nessuno escluso.

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